
La spalla è l’articolazione più mobile del corpo umano: ci permette di sollevare il braccio, ruotarlo, portarlo dietro la schiena o sopra la testa. Proprio questa grande libertà di movimento la rende anche delicata e soggetta a sovraccarichi, traumi e usura. Non a caso il dolore alla spalla è uno dei motivi più frequenti di visita ortopedica, sia negli sportivi sia nelle persone che svolgono lavori manuali o trascorrono molte ore al computer.
Vediamo quali sono le cause più comuni del dolore alla spalla, come si arriva a una diagnosi corretta e quali sono le possibilità di trattamento.
Il dolore alla spalla può avere origini molto diverse. Le più frequenti sono:
È consigliabile rivolgersi a uno specialista quando il dolore:
Intervenire presto permette spesso di risolvere il problema con terapie conservative, evitando che diventi cronico.
Il punto di partenza è la visita ortopedica. Lo specialista raccoglie la storia clinica del paziente (attività lavorativa e sportiva, traumi, durata e caratteristiche del dolore) e poi esegue un esame obiettivo con test clinici specifici, che valutano la mobilità, la forza dei singoli muscoli della cuffia e la stabilità dell’articolazione.
In base a quanto emerge, l’ortopedico può richiedere uno o più esami strumentali:
La maggior parte dei problemi di spalla si risolve senza chirurgia. Il trattamento viene sempre personalizzato in base alla diagnosi, all’età e alle esigenze del paziente.
Comprende riposo relativo, cioè l’astensione dai movimenti che provocano dolore, ed eventualmente farmaci antinfiammatori per un breve periodo, su indicazione medica. A questa si affianca quasi sempre la fisioterapia, con esercizi mirati per recuperare mobilità, rinforzare la cuffia dei rotatori e i muscoli stabilizzatori della scapola, e correggere eventuali squilibri posturali.
Nelle tendinopatie e nelle borsiti possono essere indicate terapie fisiche strumentali o infiltrazioni, ad esempio con farmaci antinfiammatori o acido ialuronico, sempre su valutazione dello specialista e preferibilmente sotto guida ecografica per una maggiore precisione.
L’intervento chirurgico è riservato ai casi in cui la terapia conservativa non dà risultati o in presenza di lesioni importanti, come rotture complete della cuffia dei rotatori nei pazienti attivi o instabilità recidivante. Oggi molti interventi vengono eseguiti in artroscopia, una tecnica mininvasiva che riduce il dolore post-operatorio e accelera il recupero. Dopo l’intervento, la riabilitazione è fondamentale per tornare a un pieno utilizzo del braccio.