Dolore alla spalla: cause, diagnosi e trattamenti ortopedici

La spalla è l’articolazione più mobile del corpo umano: ci permette di sollevare il braccio, ruotarlo, portarlo dietro la schiena o sopra la testa. Proprio questa grande libertà di movimento la rende anche delicata e soggetta a sovraccarichi, traumi e usura. Non a caso il dolore alla spalla è uno dei motivi più frequenti di visita ortopedica, sia negli sportivi sia nelle persone che svolgono lavori manuali o trascorrono molte ore al computer.

Vediamo quali sono le cause più comuni del dolore alla spalla, come si arriva a una diagnosi corretta e quali sono le possibilità di trattamento.

Le cause più comuni del dolore alla spalla

Il dolore alla spalla può avere origini molto diverse. Le più frequenti sono:

  • Tendinopatia della cuffia dei rotatori: la cuffia è un gruppo di quattro muscoli e tendini che stabilizzano la spalla. Movimenti ripetuti con il braccio sollevato possono infiammarla e, nel tempo, logorarla.
  • Lesioni della cuffia dei rotatori: possono essere parziali o complete, causate da un trauma o da un processo degenerativo legato all’età.
  • Sindrome da conflitto subacromiale (impingement): i tendini vengono “pizzicati” tra l’omero e l’acromion durante il sollevamento del braccio.
  • Tendinite calcifica: depositi di calcio all’interno dei tendini, che possono dare dolore anche molto intenso, soprattutto di notte.
  • Borsite subacromiale: infiammazione della borsa sierosa che facilita lo scorrimento dei tendini.
  • Capsulite adesiva o “spalla congelata”: la capsula articolare si ispessisce e si irrigidisce, con dolore e progressiva perdita di movimento.

I sintomi da non sottovalutare

È consigliabile rivolgersi a uno specialista quando il dolore:

  • dura da più di due o tre settimane nonostante il riposo;
  • disturba il sonno, soprattutto quando ci si sdraia sul lato colpito;
  • limita movimenti quotidiani come pettinarsi, vestirsi o prendere oggetti in alto;
  • è associato a perdita di forza nel sollevare il braccio;
  • compare dopo una caduta o un trauma.

Intervenire presto permette spesso di risolvere il problema con terapie conservative, evitando che diventi cronico.

Come si arriva alla diagnosi

Il punto di partenza è la visita ortopedica. Lo specialista raccoglie la storia clinica del paziente (attività lavorativa e sportiva, traumi, durata e caratteristiche del dolore) e poi esegue un esame obiettivo con test clinici specifici, che valutano la mobilità, la forza dei singoli muscoli della cuffia e la stabilità dell’articolazione.

In base a quanto emerge, l’ortopedico può richiedere uno o più esami strumentali:

  • Ecografia della spalla: rapida e non invasiva, è ideale per studiare tendini, borse e calcificazioni, anche in movimento.
  • Radiografia: utile per valutare le strutture ossee, l’artrosi e la presenza di calcificazioni.
  • Risonanza magnetica: indicata per studiare in dettaglio lesioni tendinee, cartilagine e strutture interne dell’articolazione, soprattutto in vista di un eventuale intervento.
  • Elettromiografia: in alcuni casi, quando si sospetta un coinvolgimento nervoso o un dolore di origine cervicale.

I trattamenti ortopedici per il dolore alla spalla

La maggior parte dei problemi di spalla si risolve senza chirurgia. Il trattamento viene sempre personalizzato in base alla diagnosi, all’età e alle esigenze del paziente.

Terapia conservativa

Comprende riposo relativo, cioè l’astensione dai movimenti che provocano dolore, ed eventualmente farmaci antinfiammatori per un breve periodo, su indicazione medica. A questa si affianca quasi sempre la fisioterapia, con esercizi mirati per recuperare mobilità, rinforzare la cuffia dei rotatori e i muscoli stabilizzatori della scapola, e correggere eventuali squilibri posturali.

Terapie strumentali e infiltrative

Nelle tendinopatie e nelle borsiti possono essere indicate terapie fisiche strumentali o infiltrazioni, ad esempio con farmaci antinfiammatori o acido ialuronico, sempre su valutazione dello specialista e preferibilmente sotto guida ecografica per una maggiore precisione.

Chirurgia

L’intervento chirurgico è riservato ai casi in cui la terapia conservativa non dà risultati o in presenza di lesioni importanti, come rotture complete della cuffia dei rotatori nei pazienti attivi o instabilità recidivante. Oggi molti interventi vengono eseguiti in artroscopia, una tecnica mininvasiva che riduce il dolore post-operatorio e accelera il recupero. Dopo l’intervento, la riabilitazione è fondamentale per tornare a un pieno utilizzo del braccio.

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